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Festa di S. Giuseppe lavoratore
Cattedrale di S. Pietro, 1 maggio 2007


1. "Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza". Carissimi fratelli e sorelle, ancora una volta abbiamo ascoltato la più grande verità sulla persona umana, vera colonna portante di ogni vero umanesimo: l’uomo è "ad immagine, a somiglianza di Dio". La persona umana possiede un’incommensurabile dignità poiché essa ha un originario legame di somiglianza col suo Creatore. Nel volto della persona risplende un riflesso della stessa realtà divina.

La parola di Dio indica anche in che cosa si manifesta e si esprime la dignità della persona: "riempite la terra; soggiogatela e dominate… su ogni essere vivente". Anche nell’altro racconto biblico della creazione si insegna la stessa verità: "Il Signore Iddio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse" [Gen 2,15]. È il lavoro che rivela la singolare dignità dell’uomo e lo distingue da tutte le altre creature. Esiste cioè una connessione intima fra la dignità della persona ed il lavoro che compie. Il lavoro porta in sé un segno particolare della preziosità propria della persona, ed è questo particolare segno che impedisce di considerarlo solamente come un fattore di produzione. Il valore, il "prezzo" del lavoro umano non è in primo luogo di carattere economico, ma etico.

Vorrei allora richiamare l’attenzione su due fatti che denotano una scarsa attenzione, o che quanto meno, se accettati supinamente, possono portarci ad avere scarsa attenzione a questa particolare natura del lavoro umano.

Il primo è il fenomeno degli incidenti mortali sul lavoro. Mi associo, senza temere di esagerare, a chi ha parlato di vera e propria strage. È un fatto indegno di un paese civile. La mia voce è piccola, ma non posso non alzarla e rivolgerla a tutti coloro che per qualsiasi titolo hanno responsabilità della sicurezza del lavoro. Da quei morti emana un senso di ingiustizia che non può non commuoverci fino alle radici.

Il secondo nasce dalla necessità di rispettare il diritto al lavoro delle persone diversamente abili. Assicurare a queste un lavoro non è compiere un atto di carità, ma un atto di giustizia. La non osservanza delle leggi al riguardo è un atto grave poiché configura la violazione di un diritto fondamentale della persona umana.

Quest’ultima riflessione ci aiuta a capire il senso profondo del "diritto al lavoro". Esso, in sostanza, denota il diritto di ogni persona – poiché è suo dovere fondamentale – a far "fiorire" la sua umanità, a svilupparla pienamente, dal momento che è attraverso il lavoro, nel senso esteso di "operare umano", che ognuno di noi si realizza. Non è "buona" una società che distribuisse previdenze, e nello stesso tempo non aiutasse le persone diversamente abili a realizzarsi, e a farne senza.

2. La pagina biblica che abbiamo ascoltato nella prima lettura ci conduce ad una seconda riflessione, di carattere certo più generale ma non meno importante.

Come abbiamo appena ascoltato, la divina rivelazione afferma il primato, il dominio dell’uomo su tutta la terra: "riempite la terra; soggiogatela e dominate … su ogni vivente". Queste parole hanno un’immensa portata. Esse dicono che tutte le risorse racchiuse nella creazione e che l’uomo può scoprire, sono a suo uso e a lui finalizzate.

L’uomo è posto nella creazione per esercitarvi una vera sovranità mediante la sua opera umana, il suo lavoro.

Tutto è dell’uomo, ma in quanto questi è "ad immagine e somiglianza di Dio". Cioè: tutto è della persona umana, ma la persona umana è di Dio. È questa relazione essenziale, necessaria ed irrinunciabile dell’uomo con Dio che configura la relazione dell’uomo con le cose. Quando la persona umana rifiuta la sua dipendenza dal Creatore, e tenta di costruire un’esistenza umana come se questa non appartenesse al Signore, anche la relazione dell’uomo con le cose istituita dal lavoro si snatura.

È ciò che è accaduto, e sta accadendo in larga misura nella nostra cultura occidentale. Il risultato è che l’uomo oggi si sente sempre più minacciato nella sua umanità proprio dai risultati delle sue molteplici attività. Anzi sembra essere questo l’atto principale del dramma della nostra vicenda umana: una tecnica creata dall’uomo che rischia di devastare l’uomo nella sua umanità. È questa in fondo la domanda più inquietante che la festa del lavoro oggi ci pone: il frutto del lavoro umano, questo progresso, il cui autore e fautore è il lavoro dell’uomo e la sua attività, sta veramente rendendo giustizia all’uomo, alla sua dignità? questa tecnocrazia è un destino cui ci dobbiamo semplicemente adeguare riponendo in esso la nostra salvezza?

La Chiesa affida oggi la risposta in primo luogo alla preghiera: alla preghiera con cui abbiamo iniziato questa divina Liturgia. Dio ha chiamato l’uomo a cooperare con il lavoro al disegno della creazione. E prega perché l’uomo sia fedele ad una responsabilità che gli è stata affidata.