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PELLEGRINAGGIO PAOLINO A ROMA
Basilica di San Paolo, 1 giugno 2009


1. Cari giovani, nella prima lettura voi avete ascoltato la narrazione di un fatto che non è esagerato dire ha determinato tutta la storia dell’Occidente: la conversione di Paolo.

Cominciamo subito col chiarire una cosa, se vogliamo capire questo racconto. Quando noi parliamo di conversione pensiamo ad una persona che fino ad un certo tempo conduceva una vita immorale, di disobbedienza alla legge del Signore. E poi da quel momento vive una vita nuova, nell’obbedienza ai comandamenti di Dio. La "conversione" cioè viene comunemente intesa come un cambiamento del comportamento.

Ebbene non è così, o comunque per Paolo non fu così. Quando Paolo si "convertì", egli viveva già in una grande obbedienza alla legge di Dio: il suo comportamento era irreprensibile. Ma allora in che senso si convertì? Che cosa è realmente accaduto in lui?

La prima volta che Paolo stesso ne parla, la prima confessione autobiografica, lo fa in modo che ci suggerisce la risposta. Dice scrivendo ai Galati: "quando colui che mi scelse fin dal seno materno e mi chiamò colla sua grazia, si compiacque di rivelare a me il suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani" [1,15-16]. Il passaggio-chiave è "rivelare a me il suo Figlio". Ciò che è accaduto a Paolo è semplicemente questo: ha conosciuto Gesù nella sua identità, il Figlio di Dio. Lo ha incontrato nel senso più profondo del termine. Scrivendo ai Corinzi dice che ha "visto Gesù nostro Signore" [1Cor 9,1]. Ciò che ha vissuto, ciò che ha provato in quel momento è stato così travolgente, ha così profondamente rivoluzionato tutto che scrivendone ai cristiani di Filippi dice: "ritengo che tutto sia una perdita a motivo della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore" [Fil 3,8]. Perde la vista, ci racconta Luca. Se i nostri occhi sono colpiti da una luce molto intensa per alcuni istanti non vedono più niente. Paolo è stato come abbagliato da Cristo Gesù, suo Signore, al punto tale che ormai ogni realtà ha perso qualsiasi valore: "ritengo che tutto sia una perdita…".

Ma forse ci è concesso di essere … un poco curiosi e di fare a Paolo alcune domande: "ma che cosa hai visto in Gesù di così grandioso, di tanto bello da farti ritenere tutto il resto a confronto una perdita? puoi, vuoi dirci qualcosa di più?" L’apostolo ci accontenta; direi anche al di là delle nostre aspettative. Ma per capire la sua risposta, dobbiamo prima spiegare una parola non molto usata nel nostro linguaggio, ma spesso da S. Paolo: "giustificazione".

Questa parola ha due significati. Un significato dichiarativo: un tribunale dichiara innocente una persona ingiustamente accusata di un reato. Un significato costitutivo: una persona ha commesso gravi fatti illeciti – diciamo: è un peccatore – e quindi non può essere dichiarato giusto. Ma viene reso giusto con un intervento che realmente cancella i reati commessi.

Ora ascoltiamo la risposta di Paolo alle nostre domande. Egli ha capito nel momento in cui ha incontrato Gesù, che lui, Paolo, - così come tutti gli uomini – erano peccatori, ma che potevano essere resi giusti se nella fede accoglievano la giustificazione come pura grazia, ottenutaci dalla morte di Gesù. Più semplicemente: ha incontrato l’amore di Dio in Cristo Gesù. E da questo amore è stato conquistato: "mi ha amato e ha dato se stesso per me".

Finalmente se voi chiedeste a Paolo: "ma allora chi sei diventato colla e dopo la tua conversione?" lui vi risponderebbe: "io non sono più io; è Cristo che vive in me". "È per questo" continua a dirci l’apostolo – "che ho scritto ai cristiani galati: che per me non c’è "altro vanto [cioè sicurezza, motivo di gloria] che nella Croce del Signore nostro Gesù Cristo".

2. Cari giovani, si resta come smarriti di fronte ad una tale esperienza e vicenda umana. Ma l’apostolo è qui con voi, e molto semplicemente possiamo chiedergli: "ma a noi, a me ragazzo o ragazza che vive nella civiltà occidentale, che cosa mi dici?

L’Apostolo vi dice, dice a ciascuno di voi almeno due cose fondamentali.

- Il cristianesimo che professate è l’incontro con Cristo vostro Signore; è la vita in comunione profonda con Lui; è la fede in Lui. "Percepiamo qui qualcosa del mistero profondo che è l’essere cristiani. Ciò che costituisce la nostra fede non è in primo luogo ciò che facciamo, ma ciò che riceviamo" [Benedetto XVI].

- Il cristianesimo non è vissuto individualmente. Voi – ci dice l’Apostolo – siete il corpo di Cristo, poiché "noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo" [1Cor 12,13]. "Non sapete" ci dice ancora "che i vostri corpi sono membra di Cristo?" [1Cor 6,15].

Cari giovani, amate la Chiesa, è essa che vi conduce a Cristo; è essa la vostra patria.

La vita dell’Apostolo è iniziata dal suo incontro con Cristo e – come vedremo oggi pomeriggio – è terminata colla suprema testimonianza del martirio. Era il desiderio profondo di Paolo: essere sciolto dal corpo per essere sempre con Cristo. Il desiderio di chi ama: stare sempre coll’Amato.