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Settimana della Beata Vergine di San Luca
VI DOMENICA DI PASQUA
Cattedrale, 13 maggio 2007


1. "Non sia turbato il vostro cuore e non abbia paura". Miei cari fratelli e sorelle infermi ed anziani, cari fedeli tutti, questa parola detta da Gesù ai suoi discepoli prima della sua passione, risuona oggi con particolare forza.

Molti possono essere i motivi di turbamento del nostro cuore, ed anche di paura: fuori e dentro di noi. Penso soprattutto a chi è infermo, a chi è solo, a chi vive malinconicamente il tramonto della sua vita. A tutti e ciascuno Gesù dice: "non sia turbato il vostro cuore e non abbia paura".

Per quale ragione il Signore ci fa questo invito? "Avete udito che vi ho detto: vado e tornerò a voi". Immediatamente Gesù si riferiva ai giorni ormai prossimi della sua pasqua di morte e risurrezione, che avrebbero coinciso colla sua definitiva partenza visibile da questa terra; per questo egli dice: "vado". E di fatto, a causa di questo gli apostoli erano turbati nel loro cuore ed avevano paura. Essi ormai non potevano pensare la loro vita presente e futura senza la presenza di Gesù. Non potevano vivere senza la sua compagnia; e non si può vivere in compagnia di un assente. Senza Gesù la loro vita non avrebbe più avuto senso.

Ma Gesù non dice solamente "vado via", ma aggiunge: "tornerò a voi". Come dire: "sarò presente con voi, in mezzo a voi, per sempre; non vi lascerò mai soli; di che cosa dunque è turbato il vostro cuore, di che cosa avete paura? Ci sono io con voi". Miei cari fedeli, che grande parola è questa, che consolante rivelazione è questa! Dopo la sua risurrezione, Gesù è sempre presente con noi; non ci abbandona mai.

Anzi, Gesù dice qualcosa di incredibilmente più grande. Non solo Gesù è presente con noi, ma sarà presente anche il Padre. Ascoltiamo: "noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui". Miei cari, queste parole narrano il fatto più grande che accada nella vita di un cristiano: il Padre e Gesù prendono dimora presso di noi. Non è una presenza fugace: ci restano, prendono casa presso di noi.

La "dimora di Dio" è un tema che percorre tutta la S. Scrittura. Che Dio prendesse dimora in mezzo al suo popolo, era il più grande desiderio del popolo di Israele; che Dio non fosse più presente in mezzo al suo popolo, era la più grande paura. Quando il re Salomone finì di costruire il tempio, che doveva essere la dimora di Dio, esclama: "Ma veramente Dio abita sulla terra? Ecco: i cieli e i cieli dei cieli non ti possono contenere; quanto meno lo potrà questo Tempio che ho costruito" (1Re 8,27).

Ma il Signore Iddio aveva fatto attraverso i suoi profeti una straordinaria promessa: "La mia dimora sarà presso di loro" (Ez 37,26), ed ancora "vengo ad abitare in mezzo a te" (Zac 2,14). Ora questa promessa si compie nel modo più impensabile: è il credente stesso, il discepolo di Gesù, che diventa dimora di Dio. Ogni discepolo di Gesù è il luogo santo ed inviolabile nel quale Colui che i cieli dei cieli non possono contenere, viene a dimorare: "noi prenderemo dimora presso di lui".

Cari fratelli e sorelle infermi od anziani, può capitarvi di non poter venire in Chiesa, di non poter partecipare alle sacre funzioni. "Non sia turbato il vostro cuore e non abbia paura": il Signore vi è vicino ugualmente; Egli prende dimora presso di voi. Quando voi pregate anche nelle vostre case, voi non vi rivolgete ad un assente.

2. Noi stiamo celebrando questa divina Eucarestia in una particolare unione oggi colla Madre di Dio, davanti alla sua venerata Immagine. È un momento di grazia particolare questa.

Novant’anni orsono a Fatima, proprio oggi, la Madre di Dio appariva a tre bambini per rivolgere il suo messaggio di avvertimento e di consolazione a tutto il mondo e a tutta la Chiesa. Ella chiedeva preghiera e penitenza.

Questo messaggio risuona anche oggi con particolare urgenza. Le vostre preghiere e l’offerta delle vostre sofferenze salgono come offerta gradita al Padre, perché "abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto, perché si conosca sulla terra la "sua" via, fra tutte le genti la "sua" salvezza".