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XXIV Domenica per Annum [B]
Zola Predosa, 13 settembre 2009


1. Cari fratelli e sorelle, la pagina evangelica ci istruisce divinamente a riguardo della nostra fede, e quindi del nostro rapporto col Signore.

La nostra fede, cari amici, è prima di tutto il riconoscimento di una persona: la persona di Cristo. Il vero credente non si limita a ripetere, a pensare ciò che "la gente dice che Cristo sia". Il vero credente riconosce in Gesù "il Cristo", cioè Colui che Dio ha inviato come unico nostro Salvatore.

Il vero salto di qualità, la vera diversità fra il riconoscimento della persona di Cristo compiuto dal credente e ciò che di Gesù pensa o dice il non-credente, consiste in questo. Per chi non crede Gesù è "uno dei profeti". Appartiene cioè ad una serie, ad una classe o categoria di persone: "uno dei …". È stato detto: "dei fondatori di religione"; "dei maestri di morale"; "dei grandi rivoluzionari sociali".

Per il credente invece Gesù è assolutamente unico; non fa parte di nessuna serie; è un "caso assolutamente singolare". Egli è "il Cristo". È Dio stesso fattosi uomo.

Cari fratelli e sorelle, questa è la nostra fede! Essere cristiani dipende da questo atto di riconoscimento della persona di Gesù: non principalmente dal vivere in un modo piuttosto che in un altro. Non è la condotta che definisce l’esistenza cristiana. È la fede in Gesù il Cristo.

Non dimentichiamolo mai, cari amici, specialmente oggi. Siamo infatti quotidianamente insidiati dal pensiero che tutte le religioni siano ugualmente funzionali alla costituzione di un codice etico universale, ad un universo di valori da tutti condivisibili. Ciò che non è funzionale a questo scopo, è ritenuto essere semplicemente opinabile: né vero né falso. Il rapporto con Cristo, vero asse centrale di tutto il cristianesimo, è il riconoscimento della verità della sua persona.

2. Ma la pagina evangelica continua con un dialogo fra Gesù e Pietro che ha confessato la vera fede, che diventa un vero e proprio scontro.

Che cosa rimprovera Gesù a Pietro? "tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini". In merito a che cosa Pietro non pensava "secondo Dio"? in merito alla missione redentiva di Gesù.

L’apostolo aveva riconosciuto con verità che Gesù era il Messia inviato da Dio. Ma aveva subito registrato questa divina illuminazione nella e secondo la sua mentalità.

Aveva ridotto il pensiero di Dio a misura del suo pensiero. Nel senso che Pietro non riusciva a concepire come Gesù, inviato da Dio, dovesse "molto soffrire, ed essere riprovato, e poi venire ucciso".

Cari amici, questo scontro fra Gesù e Pietro ci introduce ad una comprensione molto profonda della nostra fede.

Credere, miei cari, non significa semplicemente riconoscere la vera identità di Gesù, e poi per il resto continuare a pensare come prima. La fede deve penetrare, e come innervarsi dentro al nostro modo di pensare, di valutare, di giudicare. Come cristiani siamo chiamati ad avere in tutto il pensiero di Cristo. La separazione nella nostra persona e nella nostra vita fra il credere e il pensare è una grave malattia spirituale del cristiano. Pietro credeva in Gesù, ma non la pensava come Gesù.

In che modo la fede diventa pensiero? Come possiamo giungere ad avere il pensiero di Cristo? Cari amici, la scuola dove si impara a pensar come Cristo, è la Chiesa.

È nella docilità al Magistero della Chiesa che siamo gradualmente portati a pensare come Cristo, circa i grandi problemi quotidiani della nostra vita.

Avete sentito che cosa dice il Salmo: "Camminerò alla presenza del Signore sulla terra dei viventi". Cari amici: che cosa grande è camminare alla presenza del Signore! Vivere cioè nella sua luce. È l’obbedienza della fede che fa scendere dentro le nostre tenebre la luce di Dio. Apriamo ad essa la nostra mente; non opponiamo resistenza né tiriamoci indietro. La fede che diventa nostro modo di pensare, ci indica la via della vita.